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Inps, abbiamo un problema?

05/02/2021

Il tema è stato sollevato dal presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps Guglielmo Loy, che in un’intervista ha reso noto come nel bilancio dell’inps ci sia un buco di quasi 20 miliardi, di cui 16 dovuti al pagamento della Cassa Covid. Se il buco non viene ripianato, ha dichiarato Loy, quando si tornerà all’ordinario l’Inps rischia di non essere in grado di pagare le prestazioni ordinarie, non escluse le pensioni sempre secondo Loy.

Per quanto l’Inps abbia replicato con un comunicato stampa, sostenendo che non esiste alcun allarme sul pagamento delle prestazioni, pensioni comprese, il problema esiste e ha la sua radice nell’errore commesso dal Governo – e da noi già denunciato – di voler fronteggiare la straordinaria emergenza causata dalle misure mirate al contenimento della pandemia nel mondo del lavoro, con gli strumenti ordinari degli ammortizzatori sociali esistenti.

Tale scelta improvvida, oltre ad aver causato enormi disagi ai lavoratori con ritardi inaccettabili nel pagamento delle prestazioni – problema che anche Loy conferma essere risolto solo parzialmente – non poteva che produrre gravi conseguenze sul bilancio dell’Inps, già tutt’altro che in buona salute.

Per quanto l’Inps tranquillizzi, le prospettive sono tutt’altro che rosee; gli ammortizzatori sociali dovranno essere utilizzati ancora a lungo e la situazione rischia di peggiorare ulteriormente con lo sblocco dei licenziamenti; in merito sono stati diffusi vari scenari, che ipotizzano almeno 1 milione di disoccupati non appena sarà possibile licenziare.

1 milione di disoccupati rappresenterebbe un’ulteriore mazzata per i conti Inps, traducendosi in 1 milione di Naspi da pagare, a fronte di minori entrate per l’ente, giacché non riceverà più dalle aziende i contributi di questo milione di licenziati (e stato, regioni e comuni, incasseranno anche meno tasse).

Il governo Conte non è stato in grado, in oltre 1 anno di emergenza, di affrontare realmente il problema, né di elaborare una parvenza di programma per il rilancio economico del paese, per sostenere le imprese – in particolare quelle dei settori più colpiti, come il turismo e il commercio – ed evitare milioni di disoccupati o pensare a come riqualificarli e ricollocarli.

Ha tergiversato in attesa di fondi europei che ancora non si vedono, mentre era fondamentale intervenire subito immettendo liquidità nel sistema economico (sorvolando sugli aspetti più schizofrenici, come l’imposizione di norme specifiche per poter riprendere le attività, con oneri a carico delle imprese, salvo poi chiuderle comunque).Il tempo trascorso potrebbe rivelarsi irrecuperabile e i fondi arrivati in ritardo potrebbero essere inutili e sprecati, se molte aziende avranno nel frattempo superato il punto di non ritorno che non consentirà di risollevarsi neanche quando arriveranno i soldi; le trasfusioni non giovano ai cadaveri.

Su come il nuovo Governo affronterà l’emergenza economica si gioca il futuro del paese, la cui tenuta economica – e di conseguenza anche sociale – è a forte rischio se non si darà corso ad una politica espansiva di rilancio che contemperi stabilità occupazionale e redditività aziendale.