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Un ferragosto amaro per il mondo del lavoro

15/08/2020

Quest’anno facciamo fatica a inviare i soliti auguri per un buon ferragosto.

La fatica nasce dalla consapevolezza che per milioni di lavoratori e lavoratrici il ferragosto di quest’anno sarà tutt’altro che sereno.

Milioni di persone che sono ancora in cassa integrazione, molti dei quali senza avere ancora ricevuto un centesimo da marzo (vergogna inqualificabile e che inspiegabilmente non viene denunciata quotidianamente dai mass media!).

Per molte di queste persone non c’è nessuna certezza per il futuro, su tempi e modalità di ripresa delle proprie attività e spesso senza neanche la certezza che queste attività riprendano.

Oggi su tutti i giornali leggiamo (da giorni) la notizia dello scandalo del bonus 600 euro intascato da qualche politico; leggiamo che il presidente Tridico è andato a riferire in Parlamento sulla vicenda.

Francamente ci sfuggono sempre più le logiche che muovono la stampa e la politica, visto che la vergogna nazionale della cassa integrazione che dura ormai da 5 mesi non sembra aver attirato neanche minimamente la stessa attenzione.

Oggi quindi il nostro pensiero va a tutte queste persone e alle loro famiglie, dimenticate dalla politica e dall’informazione, che ieri e oggi avrebbero potuto tutelarle e non l’hanno fatto, nel timore che domani sia troppo tardi.

C’è grande preoccupazione per l’autunno che verrà, che si prospetta come uno dei peggiori della storia nazionale e a cui si arriva con una classe politica e dirigente che si sta dimostrando palesemente inadeguata.

Il mondo del lavoro – che oggi vogliamo pensare unito, in un patto sociale senza distinzioni tra imprenditori, dipendenti, partite iva, cococo, ecc. – dovrà presumibilmente cavarsela solo con le proprie forze, che sono enormi e potrebbero anche bastare pur senza il sostegno di chi, semplicemente assolvendo ai propri doveri istituzionali, avrebbe il dover di non far mancare questo sostegno; e allora l’auspicio è che almeno non ostacolino quel che rimane dell’apparato produttivo del paese, che è ancora in grado di risollevare l’Italia nonostante tutto.